Disprassia: presentato il DDL

Disprassia: presentato il DDL

Il 25 ottobre 2018 è stato presentato al Senato il DDL per il riconoscimento della disprassia come disabilità ai fini dell’inclusione scolastica e accademica, dell’integrazione sociale e dell’inserimento professionale nonché del conseguimento della patente di guida.

Possiamo seguire l’iter qui: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/18/DDLPRES/0/1083156/index.html?part=ddlpres_ddlpres1

All’annuncio della presentazione in Parlamento del disegno di Legge sulla disprassia è seguita l’approvazione e il sostegno di moltissimi, soci e non. Di questa grande partecipazione vogliamo ringraziarvi di cuore. Alcuni hanno chiesto delucidazioni sul contenuto della Legge. Purtroppo, finché non verrà pubblicato il testo del disegno di legge nelle forme istituzionali, non sarà possibile la divulgazione. Tuttavia anticipiamo, sia pure schematicamente, il “cuore” della Legge.

Siamo partiti da alcuni presupposti:

  1. La Disprassia, in sé, è una disabilità (secondo i canoni della Convenzione ONU sulla disabilità 2006; e secondo quanto stabilito dalla Sentenza Corte Cost. n. 80/2010); è un disturbo del neurosviluppo che impatta in modo significativo sulle attività della vita quotidiana e sugli apprendimenti; essa permane anche in età adulta (Dyspraxia Foundation – Secondary Dyspraxia Factsheet 2016 – “DCD is a lifelong condition”);
  2. La disprassia colpisce in modo assolutamente diversificato, in termini di estensione dei vari distretti ed intensità;
  3. Fondamentale la figura dell’adulto di riferimento (sostegno)

La Legge si propone pertanto di riconoscere autonomia alla diagnosi di disprassia e specificità di trattamento legislativo, riabilitativo e scolastico.

Si prevede pertanto che il medico specialista compia due passaggi:

1) DIAGNOSI DI DISPRASSIA (indipendentemente da comorbilità o meno con altri disturbi, ma è sufficiente che ci sia una diagnosi di disprassia);

2) VALUTAZIONE, IN RELAZIONE AL CASO SINGOLO, DEL GRADO DI COMPROMISSIONE DELLE ABILITA’ QUOTIDIANE

A questo punto, è il medico specialista che stabilisce quale disciplina sia più appropriata per il caso singolo e dunque:

– Nei casi di compromissione più severa (e, si ribadisce, anche in assenza di comorbilità), si accede alla L. 104/92 (PEI + INSEGNANTE DI SOSTEGNO + EDUCATORE) – in tal caso la disprassia assurge a disabilità di per sé;

– Nei casi meno gravi, di minor compromissione delle abilità riconducibili all’età del soggetto, si procede all’applicazione di quanto previsto dalla Legge Disprassia (quella, appunto, presentata) e cioè OBBLIGO DI PDP + STRUMENTI COMPENSATIVI + TUTOR

 

Laddove poi la disprassia si associ in comorbilità ad altri disturbi o si presenti in quadro DSA, resta ferma la possibilità, come peraltro accade allo stato attuale, di accedere rispettivamente alla L. 104/92 e alla L. 170/2010.

Identica logica si applica in relazione all’inserimento lavorativo.

Norme specifiche sono inoltre previste per il conseguimento della patente di guida (es. esame di guida sostenibile con cambio automatico).

 

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